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Non impareremo mai

scritto da lubbra il 06/08/2006,23:34
Era il 6 Agosto del 2011 e Jerome piangeva. Era un pianto isterico, incontrollabile. I membri del suo equipaggio - Bjarne e Linda - guardavano nel vuoto, impietriti. Provavano compassione per lui, ma allo stesso tempo erano felici di non avere questa responsabilità.

Jerome piangeva, tentava di controllarsi, di razionalizzare.

Guardò fuori dal piccolo finestrino. Si vedeva il mare. Scurissimo, quasi nero. Il sole cominciava a fare capolino da una parte. O forse stava tramontando. Non lo sapeva. Aveva perso la cognizione del tempo. Pensò a quella notte di tanti anni fa. C’era lo stesso mare nero. E lui, guardandolo, aveva deciso cosa fare del suo futuro. Voleva studiare, gli piaceva tanto la fisica, voleva diventare qualcuno, voleva lasciare quel paesino di merda e far capire al mondo intero quanto valesse. E adesso era li, con il suo destino che lo aspettava… su un pulsante rosso.

La radio ruppe il silenzio. Una voce gracchiò dall’apperecchio: “Due minuti”.

Due minuti pensò Jerome. Due minuti. Il tempo di un bacio. I due minuti prima di un esame. Dio, perché il tempo è relativo. Perché scorre così lentamente quando siamo infelici.

Jerome provò a ripercorrere nella sua testa tutte le tappe che lo avevano portato a questo momento. L’aveva sempre pensato, la vita non ci compete. Il destino esiste… ma all’interno di questo possiamo effettuare delle piccole scelte, giusto per avere l’illusione di essere noi a poter decidere della nostra vita. Gli anni all’università, sua moglie, la sua bambina. La carriera. La guerra.

La guerra.

Era incredibile, quella realtà che era solo nel telegiornale, lontana, fredda, distaccata… e adesso era sotto il palmo della sua mano.

Nel 2007 la guerra del Libano si trasformò in un conflitto interminabile. Uno alla volta, l’Iran e tutti i paesi musulmani si unirono per combattere il nemico comune. Col pretesto che sostenevano Israele, attaccarono gli americani.

La guerra era ben presto diventata mondiale. Gli Usa avevano da subito distrutto i nostri satelliti Galileo, e l’Europa, in un fremito di odio verso gli americani era diventata unita più velocemente del previsto. All’inizio del 2010 le basi Nato furono distrutte mentre la confederazione europea dichiarava guerra agli Stati Uniti. In Inghilterra era scoppiata una furiosa guerra civile.

Gli stratega europei avevano un piano. La guerra sarebbe finita da li a poco, e rovinosamente.

Il piano era già in atto, e presto sarebbe giunto all’epilogo.

Qualche giorno prima, dalla base di Kourou, nella Guyana Francese era stato lanciato l’Ariane 7 con un carico molto particolare. Una testata nucleare di potenza devastante, di nuova concezione.

La vittoria era in pugno agli Europei. Gli americani non avevano accesso ad alcun pozzo di petrolio, e con le fonti di energia alternative che avevano tenuto segrete fino allo scoppio della guerra era impossibile arrivare fino alla ISS (stazione spaziale internazionale).

La ISS, pensavano gli Europei. Reagan la volle nel 1984 per costruire il famoso “scudo stellare” che doveva proteggere l’america dal pericolo. Allora infuriava la Guerra Fredda, doveva essere equipaggiata di testate nucleari… per bombardare i comunisti dall’alto. Quando la guerra finì nell’89 gli americani pensarono bene di mollarla agli ingenui europei. Per scopi scientifici dicevano loro. Un bel costo sul groppone degli europei. Si, era senza dubbio un finale da barzelletta, pensavano.

Il giorno prima Jerome, Bjarne e Linda assistirono all’attracco del modulo, scaricarono la bomba e la prepararono. Stavano per entrare nella storia, ma a che prezzo.

Nelle loro teste riecheggiava il commento laconico della cronista alla tele. Lasciate gli stati uniti se potete, vi abbiamo avvisato. Ridicolo.

Quel compito toccava ad un militare, pensava. Non ad un fisico. Ma sapeva perché toccava a lui. Durante la guerra tutti i piloti, anche quelli impiegati per missioni spaziali erano stati utilizzati in altri reparti. Così i tre sulla ISS erano civili, scienziati.

Jerome aveva smesso di piangere. Adesso pensava al suo amore e alla sua piccola. Gli avevano detto fai come ti diciamo e andrà tutto bene. Non provare a fare l’eroe o la tua famiglia è finita.

Jerome lo sapeva, non era un eroe. Si sarebbe fatto torturare al posto loro, ma questo no, era troppo.

La radio ruppe il silenzio. Una voce gracchiò dall’apperecchio: “Un minuto, prepararsi al conto alla rovescia”.

Jerome era deciso, l’avrebbe fatto. La ISS stava volando sopra il nord america. Presto milioni di persone sarebbero morte. Il sole brillava forte adesso.

Jerome cominciò a pregare. Smise. Bestemmiò. Bestemmiò ancora. Si mise le mani nei capelli

“10 secondi al lancio”

Gli si annebbiò la vista…

“8”

“7”

“6”

Nausea.

“5”

“4”

“3”

“Tenersi pronti”

“1”

“Lanciare…”

Jerome rimase immobile… Linda tese la mano verso di lui, ma non arrivò a toccarlo.

Jerome premette il pulsante.

La ISS rispose con uno scossone. E poi, il silenzio.

I tre si precipitarono a guardare dalla finestra.

La bomba non era il classico siluro, bensì ricordava quelle capsule usate nell’epoca degli Apollo, per far ritornare l’equipaggio sulla terra. Era un grosso semicono, con la base spessissima, di acciaio. Doveva sopportare l’entrata nell’atmosfera. Si sarebbe quasi fusa.

La seguirono con lo sguardo, Bjarne aveva anche un piccolo cannocchiale. Accelerava talmente velocemente, che presto divenne invisibile.

Anzi no, apparve di nuovo. Una piccola luce che correva verso la terra. Doveva aver preso fuoco. Sembrava una cometa.

Scomparve di nuovo. Di li a poco ci sarebbe stato l’impatto.

Eccolo.

Videro dapprima come un enorme fungo crearsi nel punto dell’impatto della bomba. Era davvero potentissima, pensarono. Ma non era finita. La cosa che più li colpì erano le nuvole nel cielo. L’esplosione, come un grande cerchio che si espandeva le spinse tutte via. Era incredibile. Quanta potenza doveva avere? Chissà cosa succedeva al livello del suolo. In un attimo non ci furono nuvole su tutto il Nord America. Poi pian piano la nuvola grigia del fungo cominciò ad espandersi, e coprì tutto lo stato, in un abbraccio mortale.

Era uno spettacolo raccapricciante... e strano. Sembrava di guardare un film alla tele col volume al minimo.

Era finita.

Jerome non lo sapeva, ma esattamente 66 anni prima, gli Stati Uniti avevano sganciato la bomba atomica su Hiroshima.

Era il 6 Agosto del 2011 e Jerome piangeva, ma adesso aveva un posto nella storia.

E’ proprio vero che la storia si ripete, sempre.

Non impareremo mai.

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